Territorio Etneo

I vini del vulcano.

Il vino dell'Etna, nelle sue tipologie Etna Rosso, Etna Rosato, Etna Bianco ed Etna Bianco Superiore, è stato il primo vino siciliano da tavola ad ottenere, nel 1968, il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata. Sul rispetto del disciplinare di produzione dei vini Etna DOC vigila il Consorzio di Tutela dei Vini Etna DOC (www.etnadoc.com).

I vini dell'Etna, che rappresentano oggi una delle più apprezzate eccellenze del vino siciliano, sono il frutto di una tradizione vitivinicola tra le più antiche al mondo. La vite ha sempre trovato sull’Etna un ambiente ideale in cui svilupparsi. Il rinvenimento ai piedi del vulcano di una vite selvatica risalente all’epoca terziaria conferma ciò che agli antichi greci era già noto da tempo: l’esistenza della vite sull’Etna da tempi remotissimi. Una pianta non seminata, né piantata né arata, come la descrive Omero nell’Odissea parlando della fertile terra dei Ciclopi e, secondo un’antica leggenda, disseppellita dal cane reale Aeunon, dal cui nome forse deriva il termine greco enos, vino. In epoca romana i vini etnei sono assai apprezzati nella capitale e nell’area mediterranea; la superficie vitata aumenta, vengono costruiti i primi torchi, la pratica della viticoltura etnea diviene oggetto di dissertazione da parte di scienziati e poeti.

Il passare dei secoli vede i vini dell’Etna ancora al centro di un grande interesse e di un importante commercio. In epoca moderna i vini vengono imbarcati al porto di Riposto alla volta della Francia, destinati a tagliare e dare corpo ai vini francesi. Il successo del comparto vitivinicolo (dovuto anche alla riforma agraria del 1812) spinge i contadini ad ampliare la superficie vitata che, così, si innalza di quota. I terreni pietrosi e scoscesi del vulcano impongono una diffusa opera di dissodamento e di costruzione dei muretti a secco di pietra lavica, monumentali terrazzamenti per vigneti che adesso si spingono fino ed oltre i 1000 metri di quota. In questo periodo proliferano i palmenti in pietra lavica, già presenti fin dall’epoca romana, ossia il luogo deputato alla trasformazione dell’uva a cui erano annesse l’abitazione dei contadini e la stalla. Il territorio etneo è ancora oggi disseminato di queste case-cantina in pietra lavica che, durante la vendemmia, brulicano di vita, di canzoni contadine, di tradizioni e riti imperituri.

Microclima e terreno: l'influenza del vulcano

Il clima sull’Etna varia notevolmente in relazione al versante e all’altitudine. Nella zona pedemontana il clima è più fresco e più ventilato rispetto al resto della Sicilia, le temperature minime in inverno possono approssimarsi allo zero e, in estate, le massime non sono mai troppo elevate. Notevole è invece l’escursione termica tra il giorno e la notte (anche di oltre dieci gradi) che si registra durante l’invaiatura. Ciò favorisce la maturazione fenolica delle uve che ne determina il colore ed il profilo gustativo.
 Il terreno della zona etnea si è formato dallo sgretolamento di uno o più tipi di lava di diversa età e da materiali eruttivi quali lapilli, ceneri e sabbie. Lo stato di sgretolamento e la composizione dei materiali eruttivi danno origine a suoli composti, oppure formati da pomice di piccole dimensioni, chiamata ripiddu, che si ritrova soprattutto sui conetti vulcanici spenti come il Monte Serra e il Monte Gorna. Il “ripiddu” ha una capacità drenante assai elevata ed è ricco di potassio, che può giungere a quantità doppie rispetto al normale. Il potassio ha un'importante funzione equilibratrice nel processo di maturazione dell'uva con effetti benefici sul tenore alcolico, sull'intensità cromatica e sulla qualità finale del vino.